Mi capita spesso di discutere con amici rispetto a come debba essere dato un valore ad un determinato bene. Socialisti, comunisti, keynesiani hanno tutti le loro tesi. La mia, come ben riportato dalla vignetta rubata dalla bacheca di un amico libertario, è quella che il valore viene determinato da quanto una persona è disposta a pagare.
Per dare fondamento a quanto dico, uso sempre questo esempio calcistico.
Prendiamo una maglia da calcio. Azzurra, come quella del Napoli. Mettiamo davanti una scritta Buitoni o Mars (gli sponsor dei due scudetti anni 80/90), da un lato lo Scudetto da Campioni d'Italia, dall'altra lo stemma sociale. Dietro applicheremo un numero. A 2 cifre per entrambi. Secondo Keynes il valore sarà determinato dal costo. Ed in questo caso, essendo le due magliette completamente uguali, anche nel numero di casacca, con le 2 cifre, il valore dovrà essere uguale. Allo stesso modo, il tempo di lavoro che avremo utilizzato per produrle sarà il medesimo, essendo identiche. Al pari di quanto dice Marx, anche in questo caso si avrà ugual valore. Ora mettiamole entrambe in vendita. Un prezzo fisso di € 100,00. Dopo una settimana vedremo che una sarà venduta più dell'altra, nonostante siano similari in tutto. Tranne una cosa, però. Il numero di maglia. Una è il 10 e l'altra è il 16. Con il numero 10, quello di Diego Armando Maradona, troveremo più clienti disposti a sborsare € 100,00 rispetto alla numero 16. Il cliente avrà determinato il tutto. Con buona pace di Marx e Keynes.

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